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caduta massi

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Vero trash o genialità incompresa? (Seconda puntata)

Il viaggio nella musica degli anni 80 è come buttarsi in un pozzo senza fondo. Dopo la prima esilarante puntata, ecco altre meraviglie, che forse in troppi hanno ormai dimenticato, per la gioia delle nostre orecchie…

"La musica - diceva il grande compositore Gustav Mahler - esprime quello che le parole non possono dire".

E infatti, se per caso Mahler fosse vissuto nei mitici anni 80, sarebbe di sicuro rimasto senza parole nel vedere ciò che la musica leggera era in grado di esprimere in quel periodo: un'inarrestabile serie di tormentoni di inaudita atrocità.

Per cui è giunto il momento di riprendere la nostra simpatica rassegna tra i vari disastri canori (inconsapevoli o meno) che ci ha regalato quel magico decennio, lasciando a voi lettori il compito di segnalarci altri protagonisti che hanno irreparabilmente segnato i vostri incubi notturni.

Il corvo Rockfeller - Rockfeller (1985)
Cominciamo subito con un personaggio che a quell'epoca spopolava ma che da alcuni anni è rovinosamente caduto nella polvere dell'oblio… chi di voi infatti si ricorda del corvo Rockfeller? Quell'orrendo pupazzo con asma, frac e cilindro - a voler evocare appunto il miliardario americano - e animato dal ventriloquo spagnolo José Luis Moreno? Ebbene… nel 1985 nemmeno lui si è voluto (purtroppo) esimere dal realizzare un disco, ed ecco qui di seguito cosa ci rimarrà a ricordo della sua voce fastidiosamente roca (assieme a un martellante ronzio nella testa):

Sono il grande Rockfeller, io posso fare tutto per voi / sono il corvo best seller, avanti dimmi quello che vuoi / - voglio uno Shuttle personale, ci vado ad assaggiare la via lattea con la panna ed i bignè sì! / tutto si può fare quanto può costare? - un milione due milioni o forse tre / il problema non c'è! Ro-ro-ro-rockfellerrrrrrrrrrrr!! Portaci via con teeeeeeee!!


Rockfeller portaci via con te è sicuramente uno struggente invito alla fuga dalla grigia realtà del quotidiano, dalle preoccupazioni, un irresistibile richiamo al potere del denaro, che tutto può e tutto compra. Che forse l'ispirazione per l'altro corvo dello star system - quello di Brandon Lee - sia nata dal tormento interiore che trapela da questo innocente ritornello, sicuramente provocato dall'indigestione dei bignè avariati di cui sopra? Chissà.

Se a tutto questo aggiungiamo che le sue battute e pernacchi non facevano ridere nessuno (forse solo qualche povero sprovveduto) e che come ventriloquo Moreno non valeva un granché (muoveva la bocca più lui che il pupazzo) allora si capisce bene perché ha abbandonato repentinamente il nostro paese.

Modern Talking - You're my heart you're my soul (1984)
Ecco uno di quei gruppi che affascinano per il loro "irresistibile" magnetismo e che lasciano interdetti (o peggio ancora storditi) anche dopo svariati ascolti dei loro presunti successi.

Questo duo tedesco - a dispetto del nome anglofono - viene ricordato più per gli smagliantissimi sorrisi dei due protagonisti piuttosto che per le loro doti canore: Dieter Bohlen, biondo, e Thomas Anders, moro, apparivano appunto sul palco come se fossero appena usciti dalla sbiancatura del dentista, eppure pare che nella loro carriera siano riusciti a vendere addirittura 100 milioni di dischi (certo che la gente compra proprio di tutto, eh?!).

Un percorso artistico tuttavia costellato esclusivamente da lancinanti acuti in falsetto, che hanno reso questo gruppo l'ennesimo clone malriuscito dei Bee Gees, anche perché essendo solo un duo, uno devono esserselo perso per strada… ed è facile ipotizzare il perché: vittima di un tracollo nervoso causato dalle deliranti urla degli altri due. Per quel che riguarda il nome Modern Talking, se il "linguaggio moderno" che ci volevano propinare doveva essere quello incarnato dal titolo del loro cavallo di battaglia You're my heart, you're my soul (sei il mio cuore, la mia anima, che non lascia certo trasparire grande originalità…) allora sarebbe il caso di rivalutare chi è analfabeta o quei turisti italiani che all'estero riescono a farsi capire solo a gesti.

Alberto Beltrami - Non ti drogare (1980)
Nel nostro excursus non potevano certo mancare le "perle" offerte a profusione dal Festival di Sanremo, e in particolare da quello del 1980, che viene ricordato per una proposta musicale a dir poco… stupefacente. Non tanto per la piacevole sorpresa e gradimento ingenerati nel pubblico dal brano, quanto piuttosto per il tema trattato, quello della droga appunto. Lo sconosciuto Alberto Beltrami, ex maestro di sci di Madonna di Campiglio, si presenta sul palco e lancia un monito ai giovani: ragazzi, state attenti! Non vi drogate perché sennò morite! E la sua canzone trasuda emozioni in maniera incontrollabile:

Ci siam stancati… Ci siam stancati di camminare / Su queste sabbie… Su queste sabbie nere / Non ti drogareeeeeee… Non ti drogare che fa male / E se ti droghi… E se ti droghi muori / E se ti droghi… E se ti droghi affoghi / In fondo al mare… In fondo al mare non c'è sole / In fondo al mare… In fondo al mare non andare / Ci son le barche… Ci son le vele sopra / Balene bianche… Lo spazio è il mondo nuovo / Non ti drogareeeeeeee… Non ti drogareeeeeee


Ovviamente dopo la pubblicazione di questa canzone il consumo di droghe è improvvisamente (e inspiegabilmente?) triplicato fino a raggiungere i livelli preoccupanti di questi ultimi anni, forse perché le commoventi immagini di balene bianche e i mondi nuovi prefigurati nel testo invitavano l'inconscio degli ascoltatori all'uso di un certo tipo di sostanze… psichedeliche? Chissà. La cosa certa è che purtroppo anche la giuria - evidentemente in piena overdose da festival - non comprese l'enorme portata sociologica del pezzo e lo eliminò subito dalla gara. Ma siamo tutt'ora convinti che all'epoca non si fece abbastanza per favorirne la diffusione (del brano, si intende). Anche oggi potrebbe rappresentare un potente deterrente contro l'assunzione di stupefacenti: se venisse fatto ascoltare in continuazione alla radio o in tv qualsiasi tossico farebbe di tutto pur di non sentirlo più, anche smettere di drogarsi.

Imagination - Just an illusion (1982)
Tutto si può dire dei componenti di questo gruppo di simpatici negroni tranne che concedessero spazio alla… imagination, avviluppati come erano in aderentissimi pantaloncini che lasciavano intravedere le "doti" abbondantemente donate loro da madre natura. Ovviamente non ci riferiamo a quelle canore, le quali purtroppo non erano altro che… just an illusion, cioè del tutto carenti e caratterizzate (ancora una volta!) da atroci falsetti che decisamente mal si conciliavano con l'altro "aspetto artistico" che veniva posto in risalto. Ma un dubbio ci assale: forse anche quello era un'illusione frutto di sapienti imbottiture?

Ma adesso scusate: non ce la facciamo più! Siamo costretti ad interrompere, poiché il trash, pardon…, la genialità di queste mirabili canzoni anni 80 ci ha sopraffatti. Adesso tocca a voi continuare…

08/01/2008 - Nikanor & Sip - postato da kzk

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