Cosa succede se le nostre conoscenze storiche vengono
ribaltate? Chi ha veramente "scoperto" l'America?
Il tentativo di raccontare il passato sotto nuove prospettive e sulla base di nuovi
documenti è spesso interessante e ci fa chiedere: "Come sarebbe andata
se…?"
Il viaggio verso l'ignoto, il sogno e
l'ambizione di ogni navigatore del XV secolo.
Distese d'acqua sconfinate e solitarie, il sole o un tappeto di stelle come unica
guida, il miraggio di terre inesplorate e ricche di tesori, mappe dai contorni appena
accennati o ancora da tratteggiare su cui fantasticare, uno spirito d'avventura
trascinante, il pericolo sempre incombente e spesso tragico, venti incessanti come soli
compagni che mettono alla prova il coraggio dei marinai più ardimentosi.
Un viaggio tormentato e punteggiato da brezze sferzanti che soffiano su mari furiosi e
sibilano tra le vele, muraglie d'acqua verde coronate di spuma che sollevano spruzzi
alti nell'aria, onde ruggenti che si frangono contro gli scafi scricchiolanti, e
soprattutto paura, molta paura.
Destini incerti di uomini in cerca di qualcosa di nuovo o che fuggono da qualcuno,
anche da se stessi o dal deserto della vita. Anche il mare è un deserto, un
orizzonte infinito che però non è mai vuoto ma sempre riempito delle
attese di ognuno.
Queste sono le sensazioni provate da ogni grande navigatore, e le loro imprese le
conosciamo fin dai banchi di scuola.
Ma cosa pensereste se le conoscenze che avete ormai acquisito studiando la storia
venissero improvvisamente confutate?
Cristoforo Colombo fu davvero il primo a scoprire l'America nel
1492?
E fu Magellano a compiere la prima circumnavigazione della terra nella sua spedizione
del 1519?
Secondo Gavin Menzies, ex ufficiale della Marina britannica ed autore
del libro 1421 la Cina scopre l'America, fu una spedizione cinese a
raggiungere per la prima volta le coste americane (70 anni prima di Colombo),
a compiere il primo viaggio completo intorno al mondo e a scoprire l'Australia (350
anni prima del capitano Cook).
Ma come fu possibile?
Al principio del XV secolo la Cina costituiva la principale forza economica, politica,
scientifica e marittima dell'Oceano Indiano. L'imperatore Zhu Di della dinastia Ming,
salito al trono nel 1402, avviò e portò a termine una serie di progetti
colossali, tra cui lo spostamento della capitale da Nanchino a Pechino, la costruzione
della Città Proibita (nella quale furono impegnati 250.000 artigiani e oltre un
milione di contadini), l'ampliamento della Grande Muraglia, l'apertura di un'Accademia
di Lingue e la redazione di un'enciclopedia di 4000 volumi (basti pensare che all'epoca
la biblioteca più "ricca" d'Europa, quella del re inglese Enrico V, comprendeva
solo sei libri!).
Nel 1421 una flotta composta da più di cento navi di grandi dimensioni e
con un equipaggio che comprendeva ventimila uomini lasciò la Cina, al
comando del leggendario ammiraglio Zheng He, per un viaggio di due anni nel mondo
conosciuto e oltre.
A bordo c'erano sete, porcellane, gioielli e concubine che l'Imperatore Celeste mandava
in dono agli altri governanti della Terra per dimostrare la sua potenza e inserirli
indirettamente nel sistema tributario cinese, a differenza delle nazioni europee che
invece optarono per la colonizzazione invasiva de i nuovi territori scoperti.
L'impresa venne accompagnata dalla pubblicazione di resoconti letterari e mappe
geografiche, che secondo Menzies raggiunsero attraverso varie peripezie il Portogallo e
finirono poi nelle mani dei maggiori navigatori europei, i quali per ipotesi potevano
quindi essere già a conoscenza dei territori da esplorare durante i loro viaggi
"verso l'ignoto".
Ma perché un evento di simili proporzioni è caduto completamente
nell'oblio?
Per motivi apparentemente futili: mentre la flotta di Zheng He era sempre per mare,
l'imperatore Zhu Di morì ed il suo successore interpretò come un cattivo
presagio l'incendio della Città Proibita provocato da un fulmine all'indomani
del suo insediamento.
Le spedizioni marittime vennero sospese, i documenti delle esplorazioni della flotta
distrutti, e ciò segnò l'inizio dell'isolamento e della decadenza
dell'impero Ming.
Dei viaggi di Zheng He non si ebbe più memoria storica fino a quando venne
tramandata una versione romanzata delle sue imprese in un libro del 1600, intitolato
Hsi Yang Chih.
Ma qui siamo nel campo del racconto epico con tutto ciò che questo comporta: non
a caso anche Goffredo di Monmouth nel XII secolo scrisse per primo di Re Artù e
dei cavalieri della Tavola Rotonda, mitizzando e traendo ispirazione dalle vicende di
un re bretone realmente esistito agli albori del medioevo, e facendo così
convivere nella sua opera un fondo di verità che si intreccia in maniera
inestricabile con la fantasia letteraria e la leggenda popolare, e quindi da prendere
con ogni beneficio d'inventario dal punto di vista storico.
Pur controverso e scritto seguendo i canoni di una detective-story, il libro di Menzies
tenta di riportare luce su aspetti dimenticati dell'epopea delle esplorazioni
marittime, e nonostante alcune pagine risultino difficili da digerire per chi non
è almeno ammiraglio (del resto non tutti i lettori hanno quotidiana
dimestichezza con rotte, latitudini, longitudini, venti e correnti varie) e a volte si
abbia l'impressione che le teorie proposte dall'autore vengano "quadrate" in modo un
po' interessato, risulta in ogni caso un avvincente racconto di viaggio, d'avventura,
di grandi ambizioni.
Ma non bisogna dimenticare che attualmente l'ipotesi più accreditata
riguardo alla scoperta dell'America è un'altra, e la farebbe risalire a
molti secoli prima le citate esplorazioni cinesi.
Secondo gli studi e i rilevamenti archeologici degli ultimi decenni sarebbero
stati i Vichinghi a mettere per primi piede sul continente americano e - anche
in questo caso - a supporto della tesi viene in soccorso la letteratura, in particolare
le Saghe Islandesi del XII secolo (120 in tutto) che narrano - seppure con una buona
dose di inventiva - le vicende delle famiglie illustri dell'isola.
La storia della scoperta dell'America da parte vichinga è riportata nella
Groenlendinga Saga (saga dei groenlandesi) e nella Eiriks Saga Rauda
(saga di Eirik il Rosso), la cui attendibilità è stata per molto tempo
oggetto di dibattito e oggi è universalmente accettata dalla storiografia.
Secondo i due racconti, attorno all'anno 1000 i vichinghi norvegesi dapprima
colonizzarono l'Islanda e da lì poi si spostarono ancora più a nord, in
Groenlandia, che venne battezzata così (cioè Gronaland, "terra verde")
per i suoi vasti pascoli verdeggianti (del resto è stato appurato che all'epoca
in quelle zone il clima era molto più mite che al giorno d'oggi).
Ecco che qua entra in gioco il figlio del già citato Eirik il Rosso, ovvero Leif
Eirikson, il quale organizza alcune spedizioni verso ovest, in cerca di luoghi
più pescosi, ma che a causa di una violenta tempesta si trova a naufragare sulle
coste di una terra fino ad allora sconosciuta e disabitata: sono le spiagge del mitico
Vinland, ossia la "terra del vino", così battezzata dai vichinghi appunto per la
presenza di vitigni e che corrisponderebbe alle attuali coste del Canada. I racconti
delle saghe sono stati suffragati dal ritrovamento in quelle zone di insediamenti
tipici dei vichinghi la cui datazione al carbonio farebbe risalire proprio agli anni
1000-1020, quindi ben 500 anni prima della scoperta dell'America da parte di
Colombo.
Una s toria affascinante, fatta di uomini in continua lotta contro il mare ed in cerca
di una luce oltre il buio dell'ignoto.
Gavin Menzies, 1421 La Cina scopre l'America, Carocci, 2003, 428 p., €
16,80
Per saperne di più:
www.1421.tv
www.amb-norvegia.it/history/expolorers/expedition/expedition.htm
18/03/2007 - Sip - postato da kzk