La creazione del mito americano e il suo lato cupo, oscuro.
L'altra faccia del sogno è il consumismo, il conformismo e la disillusione di
una vita normale. Cinema e letteratura, già dall'inizio, ne raccontano le ansie
e le infelicità
Stati Uniti, fine anni '40, il
dopoguerra e le sue ferite appena alle spalle, città tentacolari e frenetiche,
il lavoro per inseguire il benessere, il riscatto o la scalata sociale, vite da
ricostruire ma anche una rinnovata fiducia nel futuro, nelle opportunità offerte
dal paese, soprattutto tanta genuinità o ingenuità, a seconda del punto
di vista che ci piace di più abbracciare.
Un film e un libro sono accumunati dalla medesima figura del protagonista - quello che
in quegli anni veniva definito "l'uomo dal vestito grigio", ovvero il classico
impiegato che affollava gli uffici delle metropoli statunitensi - e rappresentano il
simbolo di quel fenomeno che ancora per qualche lustro (quantomeno fino all'intervento
in Vietnam) dominerà la società americana: il
conformismo. Conformismo inteso come il tentativo di uniformarsi ai
comportamenti della massa ma anche ai suoi segreti desideri, il voler
perseguire il quieto vivere ma con la costante inquietudine di non saper costruire una
vita all'altezza delle aspettative altrui o che si discosta troppo dalla presunta
"normalità".
Il primo uomo dal vestito grigio è - si diceva - quello di un film in bianco e
nero, La casa dei nostri sogni del 1948, una vivace commedia che mette a fuoco
con ironico senso critico gli usi e la mentalità della classe media americana
con il suo mito di allora: vivere in una tranquilla casa di campagna, lontano
dall'affollata città.
Jim Blandings (interpretato da un Cary Grant straordinario mattatore) è un
pubblicitario di New York che vive con sua moglie Muriel (la deliziosa Myrna Loy) e le
due figlie in un appartamento in affitto di Manhattan, decisamente angusto per le loro
esigenze.
Messi di fronte alla mancanza di spazi, i coniugi accarezzano il desiderio di avere un
proprio nido familiare e cominciano a cercare la "casa dei loro sogni" nella campagna
del Connecticut. I Signori Blandings contattano così un agente immobiliare, il
quale - appena li vede - pensa subito di avere tra le mani un paio di polli da
spennare: infatti di lì a poco i due sprovveduti, senza consultare il loro
amico-avvocato Bill, acquistano una casa colonica in legno vecchia di 170 anni, per
cinque volte il suo valore.
Ed è allora che iniziano i guai: il rudere comincia a mostrare tutta la sua
età e problemi su problemi. Il parere dei geometri consultati per la
ristrutturazione è impietoso: "buttatela giù!"
I due sposi sono costretti ad abbattere la vecchia casa e a ricostruila ex-novo, fino a
quando - dopo una serie di tentativi ed episodi che sfiorano il tragicomico - riescono
finalmente a terminarla. Ma a causa dei debiti accumulati per restaurare la "dimora",
per i Blandings si profila lo spettro del tracollo finanziario e il lavoro di Jim ne
risente.
Sommerso dalle preoccupazioni economiche e dalle frustrazioni per quella che doveva
essere la casa dei suoi sogni e che invece si è via via trasformata in un
incubo, Jim perde l'ispirazione e non riesce più a elaborare uno slogan efficace
per il cliente più importante della sua agenzia pubblicitaria, la marca di
prosciutto "Wham!".
Dopo l'ennesimo "esperimento creativo" fallito, stanco e amareggiato, getta la spugna,
dà le dimissioni e torna in quello che doveva rappresentare il suo accogliente
focolare domestico.
All'orizzonte sembrano esserci solo disoccupazione, debiti e disperazione, ma siamo
nell'America dove tutti possono farcela, c'è sempre una seconda
opportunità e il lieto fine è dietro l'angolo: sarà la giunonica
domestica di colore - portando un vassoio di affettato in tavola - a suggerire
involontariamente a Jim lo slogan vincente: "il prosciutto non mangiam se non è
di marca Wham! Non chiedete prosciutto, chiedete Wham!"
Un film senza tempo, costellato da scene impagabili e spassose come quella in cui la
signora Blandings consegna all'imbianchino una serie di campioni dalle sfumature
cromatiche più impensabili (giallo burro, rosso mela, bianco non-asettico, etc.)
per mostrargli come vorrebbe il colore delle stanze (suggerimenti che ovviamente
saranno totalmente disattesi nell'esito finale), o ancora quella nella quale i coniugi
buttano giù dei disegni improbabili della nuova casa nello studio
dell'architetto Simms.
Simms: Scusate, signori Blandings, ma avete disegnato un piano superiore che è
quasi il doppio del piano terra! Se solo poteste fare a meno di almeno una stanza da
bagno…
Muriel: Mi dispiace ma non possiamo assolutamente!
Simms: Ma una singola stanza da bagno, tre per quattro per tre, con rifiniture di
primo livello verrebbe a costare circa 13.000 dollari…
Muriel: Mi rifiuto di mettere a repentaglio la salute delle mie bambine in una casa
con meno di quattro bagni!
Jim: Per 13.000 dollari possono ben vivere in una casa con tre bagni e basta!
L'altro uomo dal vestito grigio è il protagonista - insieme a un conformismo
immobilizzante - dell'omonimo romanzo di Sloan Wilson, pubblicato nel 1955.
Anche qui l'ambientazione è la tranquilla provincia del Connecticut e anche in
questo caso il soggetto principale del libro, Tom Rath, lavora come pubblicitario a New
York.
Tom è sposato con Betsy, che si occupa dei loro tre bambini, mentre il
capofamiglia ha un impiego incredibilmente scialbo che lo porta ogni giorno a
Manhattan.
I Rath si conformano, ma non sono felici: Betsy è
prostrata dal tedio vigente nel loro quartiere e sogna di fuggire dai vicini che si
affannano a tenere in ordine il giardino di casa, spazzando via le foglie autunnali o
potando con precisione la siepe. Tom invece è talmente consapevole che la fatica
quotidiana per guadagnarsi da vivere e la vita di provincia sono così lontane
dall'esperienza vissuta durante seconda guerra mondiale - che, paradossalmente, lo
faceva sentire intensamente vivo -, da considerare il "vestito grigio" come un rifugio,
un compromesso, tuttavia necessario.
La
routine del consumismo, con la comoda opzione di desiderare i beni
che tutti gli altri desiderano, e la continua ricerca di salari più elevati per
potersi permettere "una casa più costosa e una marca migliore di gin", appaiono
come la scelta meno rischiosa. Fino a quando alla sua vita così sonnolenta
verrà dato uno scossone da un episodio che riporta il protagonista agli anni
della guerra, mettendolo di fronte a scrupoli morali e alla necessità di
affrontare una decisione particolarmente difficile, in quello che forse è
il primo romanzo a descrivere il disorientamento dell'uomo medio di fronte al
nascere della società dei consumi.
Sloan Wilson,
L'uomo dal vestito grigio, Einaudi, 1955, 344 pagg, €
11,80
La casa dei nostri sogni (titolo originale
Mr. Blandings Builds His Dream
House), regia di H.C. Potter, 1948, con Cary Grant, Myrna Loy, B/n 94 min.
15/02/2007 - Sip - postato da kzk