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Suoni :: Bette Davis Eyes

Quando la musica incontra il cinema: storia di una canzone (e di chi l'ha ispirata)

Ci sono canzoni che appena ascolti ti fanno tornare in mente sensazioni precise, persone, luoghi e sentimenti che stavi vivendo nel momento in cui le hai sentite per la prima volta e poi nei giorni successivi fino quasi a consumare i solchi del disco.

Sono proprio questi i brani che, percorrendo i sentieri della nostalgia e passando attraverso il cuore, segnano un anno particolare della nostra vita e risultano talmente riconoscibili, presenti e vividi nello scrigno della memoria da travalicare l'orizzonte di una rapida fruizione senza traccia e diventare rappresentativi di un intero decennio.

Una di queste canzoni è sicuramente Bette Davis eyes, dedicata alla straordinaria attrice americana e interpretata e resa indimenticabile dalla voce roca e graffiante di Kim Carnes, che con quel pezzo ci riporta agli anni '80 e alle spensierate ed eleganti sonorità di quel periodo.

E pensare che stiamo parlando di una ballata pop-rock che forse mai avremmo potuto ascoltare…
Già, perché la sua genesi è stata del tutto particolare a e dir poco avventurosa.
Composta addirittura fin dal 1974, su ispirazione della cantante Jackie DeShannon, la canzone viene trascurata da Kim che non la riteneva adatta alla sua voce, resa così particolare da anni e anni di gavetta nei pianobar di mezza America.
Fino al decisivo intervento del tastierista Bill Cuomo, che inventa un arrangiamento straordinario: suo infatti è l'accattivante riff di sette note che apre il brano e caratterizza l'intero impianto melodico, contribuendo a far diventare Bette Davis eyes un successo mondiale nel 1981.

Numero uno negli USA per nove settimane, ai primi posti in Europa e in 31 nazioni in totale, la canzone vince il Grammy per il singolo dell'anno e traina al successo l'album Mistaken Identity con otto milioni di dischi venduti.
In Italia il brano entra in hit parade nel mese di ottobre e, dopo alcune settimane al numero due, riesce a scalzare dalla prima posizione On my own della bambina prodigio Nikka Costa, sempre accompagnata dall'ingombrante presenza del padre chitarrista-produttore.

Her hair is Harlow gold
Her lips sweet surprise
Her hands are never cold
She's got Bette Davis eyes


Nella canzone si narrano le gesta di una grande seduttrice che vanta i capelli platinati di Jean Harlow e i "sospiri distaccati" di Greta Garbo, che tiene gli uomini "in pugno" come fossero dei dadi da gioco ("roll you like you were dice") e ha occhi talmente magnetici come quelli di Bette Davis da risultare misteriosa e far credere a tutti di essere una spia ("All the boys think she's a spy, she's got Bette Davis eyes").

Sicuramente Bette Davis non era bella, con gli occhi grandi e sporgenti e il fisico minuto, e decisamente non aveva un bel carattere, ma era grintosa, caparbia, tenace e soprattutto aveva talento da vendere.
Tutte sensazioni e aspetti di una personalità veicolati in maniera magistrale nel testo della canzone e rispecchiati nella voce e nell'intonazione dell'interprete.

La stessa autrice del brano, Jackie DeShannon, ha rivelato che l'ispirazione per scrivere un pezzo che evocasse il ritratto di una donna sensuale e intrigante le nacque dalla visione della scena finale del film Perdutamente tua del 1942 (titolo originale Now Voyager), nella quale l'attore Paul Henreid, incantato dal fascino seduttivo della coprotagonista, accende languidamente diverse sigarette a Bette Davis, che nel corso della pellicola prende sempre più consapevolezza della propria personalità interpretando un'aristocratica prima bruttina e insicura, poi bella e disinvolta.

Una canzone, quella interpretata da Kim Carnes, che quindi ben rappresenta il mito di Bette Davis, una delle attrici che maggiormente hanno lasciato un segno nel panorama cinematografico mondiale, una delle poche a proporre un tipo di donna non convenzionale, differente dal cliché imposto dalla società del tempo.

Da impenitente ammaliatrice (ruolo che più volte ricoprì con risultati eccezionali) a celebre e fiera attrice di teatro offuscata da un'aspirante starlette, da ex bambina prodigio ormai logorata dall'alcol e dalla follia a scandalosa giocatrice d'azzardo, Bette Davis ha accompagnato il cinema americano con una serie di figure femminili forti e piacevolmente sgradevoli, che controvoglia si piegano ai voleri della società in cui vivono e rinunciano alla propria intelligenza e indipendenza. Un'attrice in grado quindi di spaziare dai ruoli satirici a quelli drammatici donando ai suoi personaggi grande vita interiore.

E Kim Carnes?

Come spesso accade agli artisti quando il successo li travolge in maniera inaspettata, anche lei non riuscirà più a riproporre hit come quella che le ha dato fama mondiale: dopo un'insignificante partecipazione alla colonna sonora di Flashdance (1983) e al progetto Usa for Africa (1985) cade nuovamente nell'anonimato. Ottiene comunque il sincero plauso della musa cantata nel suo cavallo di battaglia: Bette Davis infatti ammise di essere una fan della canzone e ringraziò Kim per averla resa "partecipe dei tempi moderni".

28/01/2007 - Sip - postato da kzk


RSScommenti


 

è l'atmosfera magnetica che alleggia intorno alla figura di betty davis.. è quella che mi ha fregato!
un magnetismo che riesce a trapelare da ogni "poro" di questa canzone… la melodia, il timbro vocale roco di kim carnes, il rif di tastiera iniziale che si ripete ipnoticamente finendo sempre alto, come a non volersi mai chiudere, a darti costantemente la sensazione che qualcosa sta per accadere…
questa canzone l'ho ascoltata alla radio diversi anni fa…ed ho subito "abboccato"…
per molto tempo non ho saputo di chi fosse e come si chiamasse, poi da quando ho familiarizzato un po' col pc l'ho trovata… grazie, tecnologia!

14/06/2007 02:40:30 - simona broccoletti

 

semplicemente favoloso…

24/10/2007 21:32:50 - bianca


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