Z.T.L. Zona Traffico Limitato


itinerari

itinerari
printer friendly

Parole :: Critica alla Critica della ragion criminale

Dalle pagine di un libro a una riflessione più ampia: da una critica letteraria alla riflessione sulla critica. Tra filosofia (poca), aspettative, giornalismo e voglia di discutere

Lo confesso: a volte ci casco ancora. Poi lo so che mi pentirò, a lettura conclusa, ma la curiosità e il sospetto di potermi sbagliare, almeno una volta, mi spingono a leggere talvolta uno di quei thriller storici che tanto spesso fanno capolino sugli scaffali delle librerie o degli ipermercati, già ampiamente lodati nelle recensioni sui quotidiani o sulle riviste.

C'ero caduto, lo ammetto, per Il codice del quattro, perché mi incuriosiva saperne di più di quell'Hypnerotomachia Poliphilii di cui tratta, ma puntualmente ne ero rimasto scottato.
Sono poi passato a L'ultima legione per curiosità personali legate al mondo antico.

Stavolta il desiderio di cercare un Nome della Rosa in chiave filosofica mi ha spinto a leggere Critica della ragion criminale di Michael Gregorio.
Collana Einaudi Stile Libero, notavo. Almeno questo dovrebbe garantire qualche sicurezza.
In effetti il libro si legge bene, la scrittura è scorrevole e i personaggi, tutto sommato, sono credibili.

Il fatto è che forse il titolo ha un effetto fin troppo azzeccato, a dispetto del contenuto assolutamente "normale".
C'è un giovane magistrato, Hanno Stiffeniis, che deve indagare su una serie di omicidi efferati avvenuti a Konigsberg.

Ah già, siamo in Prussia. 1804. Naturalmente c'è Immanuel Kant, stavolta nelle vesti di un arzillo vecchietto il quale, dopo aver scandagliato per un'intera vita la logica e la ragione, si diletta adesso nell'investigazione.
Una sorta di Angela Lansbury al maschile, insomma. Intanto gli omicidi si susseguono, inspiegabili, mentre l'ultima opera del grande filosofo, che ricalca nel titolo i suoi saggi più importanti, comincia a fare capolino tra le righe del romanzo.
La sta scrivendo? Non la sta scrivendo? Qualcuno lo sta aiutando? Purtroppo occorrono più di quattrocento pagine per scoprire la verità.

Mi ha colpito molto, nell'orecchio della quarta di copertina del libro, la breve, brevissima biografia dedicata all'autore: Michael Gregorio insegna filosofia. Stop.
Se avesse utilizzato lo stesso metro di sintesi nella stesura del libro, probabilmente ne sarebbe venuta fuori una storia migliore. In effetti, la storia è troppo lunga anche se, come detto, ben scritta.

Da un lato Gregorio tenta a più riprese di ricreare le atmosfere del romanzo gotico. Il clima è quello, del resto, lo stupore e l'interesse per i cadaveri anche.
Dall'altro, questo Stiffeniis è un protagonista senza arte né parte. Ha il suo bel rimorso, la mogliettina che l'aspetta al termine della missione, i rancori della sua visita passata in città…
Però un protagonista così piatto non si ricordava da tempo. E non credo che fosse proprio questo il tratto che l'autore intendesse dargli.

Al tempo stesso non capisco come mai si parli così poco di filosofia. Anzi, per niente.
Perfino il protagonista è stato indirizzato dallo stesso Kant a studiare magistratura, invece che dedicarsi agli studi filosofici. Ma Gregorio non insegnava filosofia? Mah!
Comunque non si tratta tanto di prendersela con l'autore. Gli è venuta un'idea (anzi, un titolo), l'ha messa su carta e tutto il resto è venuto di conseguenza.

Il fatto è che mi viene da pensare, più in generale, all'attenzione della stampa verso simili opere. Insomma, oltre alle interviste, alle recensioni neutrali o addirittura ai panegirici mi piacerebbe ogni tanto leggere anche una sana critica letteraria. Non la battuta sarcastica e via. Ridicolizzare gratuitamente è un brutto sport, credo.
Ma almeno che qualcuno che scriva nero su bianco: in questo libro si parla di questo e questo, però non aspettatevi quest'altro perché non c'è. Ecco tutto.

Del resto si sa, viviamo in un paese, l'Italia, dove si mescolano allegramente editoria giornalistica e interessi imprenditoriali…
C'è spazio per una reale libertà d'espressione - per chi ha l'opportunità di averla, certo, non per i tanti e troppi giornalisti precari sempre sotto ricatto - in questo ambito?
Si possono trovare su un quotidiano o un periodico a grande tiratura recensioni onestamente critiche?

Criticare significa aprire un dibattito, coinvolgere eventualmente gli autori e dare la parola anche ai lettori. Non credo che una critica faccia eclissare un libro. Il codice Da Vinci o Va' dove ti porta il cuore sono stati ampiamente criticati, eppure hanno venduto centinaia di migliaia di copie. E si tratta di romanzi diversissimi tra loro.
In questi casi la critica c'è stata oppure si critica solo l'opera di successo perché comunque vende lo stesso?
Chissà.
Forse a qualcuno verrà in mente la parola blog come strumento per sviluppare un sano dibattito critico.
A buon diritto, direi. Almeno il blog non ha i costi di un giornale. Certo, non ne ha nemmeno la diffusione, salvo casi eccezionali. Ma ha dalla sua l'idea di base di condivisione, la partecipazione di una comunità che si presuppone interessata e attenta, capace di creare dialogo, di produrre idee.
Che la critica sia (ancora) in una fase critica non è una novità: negli ultimi anni, pagine culturali, riviste, libri e blog hanno ospitato opinioni, dibattiti, prese di posizione intorno al ruolo odierno della critica letteraria, alle sue potenzialità e finalità, ai mezzi a sua disposizione.

Mi accorgo adesso che questa critica alla Critica della ragion criminale si è allargata un po' troppo, fino a discutere della ragione della critica. Allora leggere e recensire il libro di Gregorio è servito a far funzionare la mente, dopotutto. Però se qualcuno intende criticarmi per questa eccessiva libertà, lo faccia pure. Non me la prenderò.

Michael Gregorio, Critica della ragion criminale Einaudi Stile Libero BIG, 2006 pp. 448 € 15

16/01/2007 - Nìkanor - postato da kzk


RSScommenti


 

Del resto lo dice anche il famoso proverbio…. "Kant che ti passa!"

17/01/2007 18:19:04 - Ale

 

Argh!

17/01/2007 18:54:34 - Nìkanor

 

Tanto per contribuire a portare il tono dei commenti sempre più off topic: ho l'impressione che ogni forma di vita intelligente stia abbandonando la redazione di Z.t.l. :D
(Quanto al libro di Gregorio, sull'ultimo Pulp - se non sbaglio - ne parlano con toni decisamente positivi, ma non ricordo l'autore della recensione…)

18/01/2007 09:42:50 - kzk

 

Beh, sarebbe una buona occasione per sviluppare una discussione: due opinioni diverse, le rispettive ragioni, le considerazioni di chi desidera intervenire…

19/01/2007 10:00:49 - Nìkanor

 

le forme di vita intelligenti su ztl c'erano?!?!? mica sono sicuro!!! così, ogni tanto appaio… (per l'intelligenza?oddio, no!)
per restare off topic: Gregorio non esiste. Sono 2 signori (marito e moglie) vivono in provincia di perugia, lei insegna filosofia lui è un inglese insegnante di inglese (ma va?!). Così, giusto per dire una cosa nuova!

19/01/2007 18:28:19 - gatta

 

Ma pensa.
Io credevo che Michael Gregorio fosse in realtà Michael Jackson…

20/01/2007 09:20:26 - Nìkanor

 

?

22/01/2007 17:21:20 - gatta

 

Ma infatti Michael Jackson è "sbiancato" proprio dopo aver letto il pauroso thriller di Gregorio… altro che candeggina!

26/01/2007 18:51:10 - Ale

 

ale sei un fenomeno, la tua frase mi ha provocato un'ilarità incontenibile

01/05/2007 16:35:16 - and

 

complimenti ai 2 autori, il libro mi è piaciuto molto….
per me è un onore aver avuto come insegnante di filosofia e storia l'autrice di questo meraviglioso thriller!!

06/05/2007 14:06:50 - kabaeva

 

Ok, Gregorio è solo uno pseudonimo di due autori, probabilmente in gamba nelle loro rispettive attività. Ma torniamo al libro. A me non ha convinto per le ragioni che ho detto. Invece sarei piuttosto curioso di conoscere le ragioni di chi lo ha apprezzato…

06/05/2007 19:10:20 - Nìkanor


Inserisci un commento